Come ho bruciato le mie navi

bruciare le navi

Hernan Cortés nel febbraio del 1519, con soli 508 uomini e 11 imbarcazioni, sbarcò sulle coste del Messico con l’intento di conquistarlo. Cortés era sicuro che i suoi uomini, vedendosela brutta, se la sarebbero data a gambe per ritornare a Cuba. In fondo erano lì solo per la loro sete di gloria e soprattutto per l’oro. Fu a quel punto che Cortés decise di bruciare le navi così da impedire la fuga dei suoi uomini. Avevano due possibilità a quel punto: morire in terra straniera o combattere contro gli Atzechi e sopravvivere. I conquistadores, anche se in minor numero rispetto ai nemici, conquistarono il Messico.

Quando vogliamo raggiungere un obiettivo, o vorremmo fare qualcosa, il piano B sono le nostre navi ormeggiate nel porto e pronte a riportarci a casa. Con la consapevolezza di esserci creati una via d’uscita non riusciremo quasi mai a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissi perché troveremo sempre scuse, un modo per posticipare e al primo problema, scapperemo verso il nostro luogo sicuro.

Sulla mia lavagna davanti alla scrivania ho scritto: “Ogni problema è un’opportunità“. E non la considero solo una bella frase, ma qualcosa che mi sprona e mi ricorda che ciò che io faccio per risolvere i problemi, può diventare una sfida positiva e una nuova porta da aprire.

L’anno scorso ho frequentato il mio primo corso di scrittura. Ho portato il progetto di un nuovo romanzo e mi sono sentita dire da uno dei tutor: “Niente di nuovo, storia già vista, la lingua che usi non va bene, hai la testa piena di melma”. Per non dire delle battutine e risatine, insieme ad altri corsisti, su alcune frasi che avevo usato. Facevo dei sacrifici per andare a quel corso e lo avevo iniziato con tanto entusiasmo. Riflettei sulla possibilità di non tornarci più. Potevo trascorrere quei fine settimana al sicuro nella mia casa, continuare a scrivere e mandare il romanzo finito alle mie due case editrici che mi avevano già pubblicato.

Poi mi sono detta che aveva criticato una cosa che avevo scritto, non me. Il tutor non sa che persona io sia e il mio manoscritto non è né mio figlio, né uno dei miei amici pelosi. Per quanto cuore, passione, testa io ci abbia messo, è solo una delle cose che faccio.

Così ho bruciato le navi. Chiesi spiegazioni che non mi hanno dato soddisfazione, continuando però a lavorare al romanzo. Con l’arrivo di un editor professionista la situazione si capovolse. Mi suggerì di aggiungere alla storia qualcosa di particolare, di fare uno sforzo in più. Ho seguito il suo suggerimento e dopo averne letto una ventina di cartelle, affermò che lo avrei di certo pubblicato.

Una ragazza del corso mi disse: “Dopo quello che ti è stato detto non so come hai fatto a tornare”. Ho semplicemente bruciato le navi. Non mi sono data altra possibilità, lavorando molto per ottenere un romanzo migliore per i miei canoni, non certo per quelli del tutor che mi aveva criticata in quel modo. E il fatto che due editor importanti mi abbiano chiesto il manoscritto in lettura, mi ha ripagata di tutto.

Poniti i tuoi obiettivi, che siano realistici. Datti un tempo massimo quantificabile, guardati intorno e brucia le tue navi.

4 pensieri riguardo “Come ho bruciato le mie navi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...