Dove nascono e muoiono le buone idee

storie e castello

Due domeniche fa, girovagando in auto, mi sono imbattuta in un paese nel comune di Fivizzano: Verrucola. Mi sono incuriosita perché vicino a dove abito io c’è Verrucole con un bellissimo castello. Anche a Verrucola c’è un castello, quello della foto, che sembra sia stato costruito su una fortezza romana. Ha subito vari attacchi e nel 1416 una congiura portò alla morte di tutti i residenti. Subì molti danni a causa del terremoto del 1920, poi fu ricostruito e passato in mano a vari proprietari. La struttura è caratterizzata da tre torri indipendenti, unite da sistemi a ponte e cinte poligonali.

Scendo dall’auto e lo osservo, faccio la foto, spero con tutto il cuore di poterlo visitare. Attraverso la strada e prendo per un ciottolato. Al primo portone c’è scritto di andare all’entrata della chiesa per le visite. Continuo costeggiando la grande struttura, con grossi massi rettangolari in alcuni punti delle mura. Arrivo e trovo il portone chiuso con scritto di aspettare 10-15 minuti. Accanto, sotto il porticato, c’è una piccola chiesa dedicata a S.Margherita. Mi affaccio, il fresco delle pietre mi dà sollievo.

La mia mente galoppa veloce. Potrebbe venirci fuori una bella storia, mi dico. Collegarlo con il castello di Gragnola, le battaglie, i complotti, le storie d’amore. Dentro di me sento lo scalpitare dei cavalli sulle pietre grigie dell’entrata. Il rumore delle spade che sbattono contro i cosciali, l’odore pungente dei vapori risalire dalla cucina. Il vociare di uomini, maniscalchi, contadini che vendono il raccolto. Qualcuno davanti alla chiesetta chiede l’elemosina. Una giovane donna sposta il velo dai capelli e fa segno alla sua serva di dargli qualcosa. Abbassa lo sguardo mentre un uomo a cavallo le passa accanto. Si sono visti senza guardarsi davvero. Non possono farlo, non gli è permesso.

Finalmente il portone si apre. Pregusto le informazioni che carpirò e penso che potrei tornare a chiedere altro per documentarmi. Escono quattro persone con un’aria strana. Si affaccia un tizio con sandali consumati, pantaloni corti, polo verde e capelli mossi fino alle spalle.

Chiede: “Italiana?”.

Rispondo: “Sì”.

“Bene, perché quelli erano spagnoli e ho faticato a parlare lentamente per farmi capire”.

Penso, wow, è pure disponibile, che fortuna!

Entro e mi trovo in un corridoio in salita. Lui si sporge oltre il portone e chiede a due persone se sono interessate a visitare il castello. Gli dicono qualcosa che non sento e lui li invita a entrare che spiegherà tutto dentro. Loro se ne vanno.

Mi dice che è il figlio del proprietario, mi sembra anche il nome, ma si mangia le parole e io che mi sto curando un problema alle orecchie, non capisco molto. Parla più chiaro quando mi spiega che la visita è gratuita ma che accetta un’offerta che di solito è 10€ a testa. Solo se mi sta bene. Sorvolo sul prezzo, mi guardo intorno e penso già a quando poter tornare per prendere appunti sui vari ambienti.

Scendiamo a sinistra per degli scalini in pietra, la sala a volta a ombrello è impiantata su un pilastro originale che è il fulcro dell’intera torre, è la sala d’armi. Fa parte del nucleo originario. Lui accenna la storia. Io mi guardo intorno, la sala è ampia e stipata di tavoloni su cui sono appoggiati innumerevoli sculture fatte da suo padre, c’è anche la riproduzione del mausoleo di Berlusconi. Lui ne è molto fiero. Io mi chiedo: cosa c’incastra tutto questo con una sala d’armi? Lui smette di parlare. Io non so che dire, forse dovrei complimentarmi per le sculture? Non mi piacciono. Sono blocchi informi con tante palle. E poi non sono lì per quello. Sento l’odore del cuoio, dei cavalli sudati e agitati prima della battaglia. Vedo le armi nella sala prendere il posto di quelle opere.

Mi volto verso di lui e mi chiedo se la visita sia finita. Lui tentenna, io sono perplessa, voglio visitare il castello. Mi dice che è stanco perché ha avuto gente tutto il giorno, poi si muove e io lo seguo. Risaliamo nell’ingresso dove c’è un piccolo calesse e ai lati del muro, in terra, delle angoliere di pietra lavorata a mano di una bellezza da togliere il fiato. Penso a quanto ci sia nel castello visto che sono state messe lì, come dimenticate. In alto si nota quello che rimane di due affreschi ormai indecifrabili, sullo sfondo più avanti, prima di girare a sinistra, c’è un affresco del 1700 con un cavaliere e una dama. Non gli faccio una foto perché penso che tornerò armata di portatile e fotocamera.

Lui tace trascinando i piedi fino ad arrivare a una sala spaziosa, ingombra dei suoi quadri (e qui evito di commentare), altre opere del padre e creazioni in terracotta di sua madre. Dice solo che prima eravamo al piano inferiore e ora siamo al piano superiore. Punto. C’è un grande camino con la parte posteriore scurita dall’utilizzo, una libreria minima e due piccole porte in legno che dice fossero le celle del convento di suore per cui era stato adibito il castello per qualche anno. Non le apre. Altre parole sulle loro opere parcheggiate ovunque in bella mostra. Nessuna riproduzione di armi, utensili e capi di vestiario che avrei invece voluto vedere. Verso il fondo della sala c’è un tavolo ricoperto da una creazione di sua madre, penso sia la rappresentazione di una cena medievale, e mi sbaglio. O forse ci speravo. Rappresenta l’ultima cena.

Da lì sbircio di lato oltre un corridoio e scale che scendono, c’è un’altra stanza, ma lui non fa alcun passo in quella direzione. Nella parete di destra una imponente scala in legno porta verso l’alto, immagino alla torre. Però la visita è finita, mi invita a tornare indietro. Gli lascio i 10€ senza firmare il libro degli ospiti. La visita è stata come uno di quei libri che compri in base alla copertina, al titolo, alla quarta e poi una delusione dalle prime pagine e comunque la speranza ti fa proseguire, per finire nella tristezza infinita e come ultimo atto ti chiedi perché hai buttato via quei soldi.

Cavalli e cavalieri mi hanno seguita fino a casa. Forse un giorno scriverò davvero di loro. E un po’ l’ho già fatto in questo articolo. Di sicuro non tornerò a visitare il castello, o meglio, non tornerò ad ammirare le loro creazioni artistiche. Questa visita è stata una delusione che però mi ha ridato la voglia di riprendere in mano una settantina di pagine che scrissi anni fa. Un romanzo storico mai terminato.

Ogni storia che ci viene in mente può avere migliaia di svolgimenti diversi. Il lettore, come me durante la visita, vuole i dettagli, scoprire i segreti del tuo castello, sapere se ci sono i fantasmi, conoscere le storie emozionanti che nessuno sa, i fatti avvincenti. Non vuole frasi auto celebrative, come le opere di quella famiglia, ma periodi che lo coinvolgano aprendo tutte le porte delle tue torri.

2 pensieri riguardo “Dove nascono e muoiono le buone idee

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