Hai un’idea e non riesci a farla diventare un romanzo con la parola fine?

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Cosa spinge uno scrittore a finire una storia?

L’anno scorso ho avuto modo di confrontarmi per mesi con altri scrittori e aspiranti. Uno di loro aveva già un romanzo finito e già editato da alcuni editor anche importanti. Gli altri sette avevano chi un’idea e chi, come me, solo alcune pagine scritte. Siamo partiti insieme in questa avventura e dopo otto mesi io sono stata l’unica a finire il manoscritto.

Alcuni si sono fermati alle prime venti pagine nonostante gli incontri, c’è chi ha scritto ripetutamente il riassunto del romanzo, un’altra ha cambiato totalmente storia non terminandola e solo una persona ha proseguito arrivando a pochi capitoli dalla fine.

Perché?

Perché molti amano di più l’idea di diventare scrittori che l’idea di scrivere storie.

Prima di sprecare energie e tempo, ti devi domandare se ami davvero scrivere. Lo faresti anche sapendo che non riuscirai mai a pubblicare? Anche se nessuno leggerà mai le tue opere? Perché di questo si tratta. Devi amare tantissimo scrivere a prescindere dall’obiettivo che ti prefiggi di raggiungere. Se in te è forte solo lo scopo di pubblicare per avere fama, notorietà e soldi, allora produrrai difficilmente qualcosa degno di essere letto.

Chi inizia a scrivere una storia senza finirla, il più delle volte, lo fa perché gli piace sì l’idea, ma desidera di più altro.

Ricorda che se vuoi raggiungere un obiettivo, questo deve avere delle caratteristiche, te le elenco brevemente:

  • Definibile e misurabile: cioè deve essere specifico: non devi dirti “voglio scrivere un romanzo e diventare uno scrittore famoso”, ma “voglio scrivere questa storia d’amore e terminare il manoscritto entro la fine dell’anno”. Questo fa sì che il nostro cervello abbia una rotta precisa da seguire e valutabile nel tempo. Noi ci attiviamo più positivamente se abbiamo una scadenza da rispettare.
  • Realizzabile: “voglio diventare lo scrittore più famoso del mondo e più ricco nei prossimi cinque mesi”, anche se te lo auguro, non è fattibile. Quindi il tuo obiettivo deve essere reale e raggiungibile.
  • Motivante: devi chiederti se ciò che desideri ti spinge a fare di più ogni giorno, ad agire per raggiungere i tuoi scopi. Se è solo il frutto di un desiderio che non ti sprona a fare, allora lascia perdere. Deve esserci passione e desiderio. Devi avere fame di raggiungere l’obiettivo.
  • Scritto: esprimi il tuo obiettivo in forma scritta, con tutti i particolari, ciò che farai quotidianamente per arrivarci e la scadenza. Se scriviamo qualcosa è come se prendessimo un impegno psicologico con noi stessi e, nei momenti bui, fa sempre bene rileggere ciò che ci aveva ispirato.
  • Immaginabile: più immagini, visualizzi il tuo obiettivo e più la tua mente pescherà a grandi mani nelle sue possibilità e capacità per farti raggiungere lo scopo.
  • Suddivisibile in obiettivi più piccoli: come potrebbero essere i capitoli di un libro. Più desideri qualcosa di impegnativo e ambizioso, più sarà difficile realizzarlo nella sua complessità. Dividerlo in piccoli obiettivi ti aiuterà ad arrivare alla meta con meno sforzo e stress.
  • Desiderabile anche durante il percorso: se l’obiettivo è stimolante, è veramente ciò che desideri avere, ma il viaggio che dovrai affrontare non lo è, allora il tuo obiettivo diventa irrealizzabile. Se desideri diventare uno scrittore, ma non ami visceralmente ciò che devi fare per diventarlo, allora sarà solo frustrante perseverare e soprattutto una perdita di tempo.

Quindi ora ti chiedo, ami di più scrivere o l’idea romantica di diventare uno scrittore famoso?

 

 

6 pensieri riguardo “Hai un’idea e non riesci a farla diventare un romanzo con la parola fine?

    1. Sì, sono d’accordo con te, scrivere impegna sempre, e deve essere fatto per piacere. Ci sono cose che scrivo solo per me, private, altre che amo condividere. In ogni caso bisogna amare ciò che si fa e non solo l’idea di chi si potrebbe diventare scrivendo.

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      1. Belli i tuoi articoli, appena avrò tempo ne leggerò altri. Ora inizio a lavorare, un abbraccio. Ah, ho avuto una ghiandaia per 15 anni, cadde con i fratelli e sorelle dal nido durante un temporale, non aveva piume e nonostante abbia tentato più volte di lasciarla andare, ha scelto di vivere con me. Si chiamava Will il coyote.

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