Il mio metodo di scrittura

Per i miei primi romanzi non ho avuto un metodo preciso, sono partita da un’idea e ho iniziato a scrivere. Per Come il cielo di Belfast ho scritto il finale dopo poche pagine iniziali, lavorando poi al testo per riempire gli spazi. Il quaderno di Eva è nato da rabbia e delusione nei confronti di alcune persone e solo alla fine ho scritto l’incipit. Con Luminescence è stato più semplice, avevo già tutta la storia dentro la mia testa, come un film già visto, ho solo dovuto mettermi al computer.

Con l’ultimo romanzo, ora in lettura da due editor importanti, ho avuto maggiori difficoltà perché volevo scrivere quella storia a tutti i costi e desideravo al contempo che non fosse banale. Assai difficile per il contesto scelto, e comunque ho trovato aiuto frequentando un laboratorio di scrittura. Di questo ti parlerò in seguito, in un altro post, perché merita davvero molto spazio la scelta di corsi o laboratori per noi scrittori o aspiranti. Ritorniamo al mio romanzo appena terminato, la storia è ambientata su fatti realmente accaduti, così ho tracciato una linea temporale utilizzando la storia vera e costruendoci sopra la mia.

Il romanzo noir che sto scrivendo, l’ho tagliato in tanti pezzettini, avvalendomi del metodo della scaletta. Perché? Per provare, per darmi una regola, per rendermi la vita più semplice. Se fai una scaletta del tuo lavoro lo avrai davanti agli occhi nella sua globalità e ti sarà più semplice intuire dove non è credibile o non funziona. E soprattutto se la trama è complessa e a incastro, sarà più facile gestire la scrittura.

Ho iniziato scrivendo l’incipit, poi ho scritto il finale, almeno quello che penso sarà. Niente è definitivo nella scrittura fin quando non diventa un libro pubblicato, quindi non aver paura di scrivere sciocchezze o azzardare, puoi sempre stracciare il foglio o selezionare una parte sullo schermo e premere taglia.

La mia scaletta è suddivisa in scene, nelle quali brevemente elenco questi punti:

  • Scena 1
  • dove si svolge
  • personaggi presenti
  • cosa succede
  • numero di pagine approssimativo

Perché il numero di pagine? Gli editori grandi difficilmente pubblicano il romanzo di uno scrittore emergente di troppe pagine, per quanto riguarda gli editori medio/piccoli, anche loro prediligono testi intorno alle 250 cartelle al massimo. Per cartella intendo quella standard, cioè 1800 caratteri spazi inclusi.

Ora il mio segreto: scrivo con la musica. Mi siedo sulla poltrona, il portatile sulle gambe e le cuffiette con la mia musica preferita, a volume molto basso. Non scrivo alla scrivania, dove la mattina lavoro come copywriter. Perché? La scrivania la uso per lavoro e scrivere per me è altro. Quindi di solito scelgo una stanza diversa, a volte anche il tavolo del tinello, dipende dalla luce, se è estate o inverno. Quando correggo e riscrivo lo faccio senza musica, non ho più bisogno del trasporto che mi danno le mie canzoni, ma di calma e criterio per poter scegliere ciò che funziona e scartare il resto.

Un’altra cosa che faccio prima di scrivere per evitare di scervellarmi, è immaginare la scena come se la vedessi in tv. Chiudo gli occhi e visualizzo i personaggi, la loro gestualità, cosa dicono, il luogo in cui si trovano. Così quando mi metto a scrivere tutto è semplice e già deciso. Niente di più facile.

Ognuno di noi deve trovare il suo modo, il suo tempo. E se lo vuoi, puoi.

Ti sarai chiesto cosa c’entra la foto all’inizio dell’articolo, volevo regalarti un po’ della mia montagna, è ciò che vedo dalla porta finestra del tinello quando scrivo lì.

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